Risale a poco più di dodici anni fa l’ingresso di Jacob Moles all’Alleluya Care Centre di Namwera: ad affidarlo alle amorevoli cure di Mama Rita è una donna che, suo malgrado, si è improvvisata care giver di Magret, giovane madre di Jacob, ahimé morta poco dopo averlo dato alla luce con un parto cesareo, all’ospedale di Mangochi.
Ragazzina in età scolare, frequentava la scuola primaria quando si scoprì incinta di un suo coetaneo anch’esso studente. Manes Ayami, nonna materna del piccolo Jacob, allora non aveva voluto sentire ragioni e aveva cacciato la figlia fuori di casa, lasciando al padre del bambino l’onere di provvedere all’affitto di quella che sarebbe diventata la sua nuova abitazione…, una capanna nel villaggio di Chiponde, sul confine con il Mozambico.
Giovane, inesperta e lasciata completamente sola dai suoi famigliari, Magret, accompagnata da una vicina di casa, si recò nel centro di salute del suo villaggio a travaglio ormai inoltrato e, complice la troppo giovane eta’ e le ridotte dimensioni dell’utero, venne trasferita all’ospedale distrettuale di Mangochi per un cesareo urgente.
Alla vicina l’ingrato compito di fare ritorno al villaggio con un funerale e un neonato fragile, estremamente bisognoso di cure e assistenza per la condizione di anossia e basso punteggio neonatale alla nascita, conseguenti alle difficili condizioni del parto. Solo dopo qualche giorno Manes, la nonna materna, andrà all’Alleluya a conoscere il nipotino senza però farvi ritorno con regolarità, (a dimostrazione del suo scarso interesse… ) come invece richiederebbe il regolamento della casa Alleluya.
E’ il giovane padre di Jacob ad andare a trovare il suo bimbo di tanto in tanto… , almeno sino a quando, in cerca di lavoro, partirà per il Sudafrica.
All’Alleluya Jacob cresce ben accudito e con tante dimostrazioni di affetto e attenzione da parte di Rita, dello staff e dei volontari…soprattutto dopo la diagnosi di danno cerebrale permanente causa della sua ormai visibile grave disabilità psicofisica che gli consente pochissime autonomie. Messo al corrente della situazione, il padre di Jacob, consapevole di non poter provvedere adeguatamente alle cure intensive di cui Jacob necessiterà una volta dimesso dall’orfanotrofio, chiede che il piccolo sia adottato da chi potrà volergli bene e prendersene cura.
Quando invece nel 2015 è tempo per Jacob, al suo terzo anno di vita, di lasciare l’Alleluya, la nonna materna manifesta il suo desiderio e la sua ferma volontà di prendersene cura e di crescere il nipote a casa sua così come la tipologia della famiglia matriarcale prevede…
Da allora la nonna Manes si è trasformata…: da ben nove anni si prende cura del nipote con amore e dedizione preoccupandosi quotidianamente della sua igiene, della sua alimentazione e di quegli esercizi di fisioterapia che consentiranno ai suoi muscoli di non atrofizzarsi. L’Alleluya continua a supportare Jacob e sua nonna con farmaci miorilassanti, presidi e/o ausili consigliati dal fisioterapista e, al bisogno, con generi alimentari di prima necessità. Manes divenuta inoltre volontaria del gruppo Tiyende Pamodzi che si occupa di assistenza alle persone (soprattutto bambini) diversamente abili e’ diventata una persona di riferimento per tante altre famiglie del suo villaggio e di quelli limitrofi che si ritrovano ad accudire familiari con gravi disabilità fisiche e psichiche : le incoraggia e sostiene nel loro faticoso impegno quotidiano per garantire una vita dignitosa ai loro cari più fragili e vulnerabili.
Con Jacob e l’Alleluya quello che inizialmente era un cuore di pietra si e’ trasformato in un cuore di carne…: sorrisi e tenerezza che Manes non ha saputo donare alla figlia hanno finalmente trovato posto nella vita di suo nipote e di tanti altri bambini come lui bisognosi di speciali attenzioni e affetto.
Che la storia di Jacob sia per tutti un invito alla speranza e alla fiducia in un…domani migliore…









