La storia di Agness

La nostra magica storia in Malawi inizia ad aprile 2011, con un viaggio solidale suggeritoci dal mio computer di allora “Carmela”; da qui il primo segno del destino, la prima pennellata che ci spingeva verso un paese di cui, fino ad allora, ignoravamo quasi l’esistenza.

Siamo partiti, con alcuni dubbi che al nostro arrivo si sono completamente dissolti come ghiaccioli sotto il caldo sole africano, con l’associazione Zikomo Malawi, ospiti di un padre malawiano Bambo Kimu. Come dicevo, scesi dall’aereo, Kimu ci ha accolti con il suo splendido, gigante come un abbraccio, sorriso ed è stato in quel momento che abbiamo capito che nulla di più bello avrebbe potuto capitarci.

Il viaggio prevedeva la visita a progetti e alle realtà dei villaggi intorno a Mangochi, noi eravamo ospiti della guest House di Bambo Kimu e da lì partivamo per le visite giornaliere, come al lebbrosario dove ho ricevuto una grande lezione di vita, all’ospedale e poi all’Alleluya Care Centre, qui abbiamo lasciato il nostro cuore, eravamo avvolti dalla sensazione di sentirci a casa e di voler passare il resto della nostra vita lì. L’incontro con Rita ha consolidato, anche se la permanenza è stata molto breve, un’amicizia che resterà sempre dentro di me/di noi, ancora adesso mi mancano le chiacchierate con lei, quelle dei nostri successivi viaggi in Malawi e quelle al telefono quando rientravamo in Italia, i nostri dubbi, le nostre confidenze, i caffè bevuti insieme. Rita ci ha accolti come vecchi amici, ha condiviso subito con noi la sua grande passione, il suo amore per i bambini traspariva da tutto il suo essere ed i bambini per lei avevano una vera e propria venerazione e la seguivano come pulcini seguono la loro mamma chioccia.

Era il 04 aprile, mentre eravamo lì era arrivato un bimbo nuovo che Rita ha voluto chiamare Alessandro (ah, dimenticavo, noi siamo Barbara ed Alessandro), ed io ho avuto un’esperienza molto forte con una bimbina che, nel suo lettino, mi aveva catturato un dito e lo teneva stretto stretto, senza mollarlo, guardandomi con uno sguardo serio e profondo, serio e profondo come di chi vede ed organizza il proprio futuro. Siamo state tanto tempo così, unite da questa grande “forza” e commozione ma poi purtroppo la nostra visita era terminata e, con le lacrime agli occhi siamo dovuti rientrare alla guest house. Rita, nel salutarci, con un grande abbraccio ci ha fatto promettere che ci saremmo risentiti per telefono, una volta rientrati in Italia e così è stato.

Il 4 aprile 2011, il disegno del destino era tracciato, restavano però ancora tanti giorni prima di aggiungere tutti i colori.

A giugno 2011, durante una telefonata in Malawi per la consueta chiacchierata ristoratrice con Rita, venni a sapere che una bambina dell’orfanotrofio avrebbe dovuto venire in Italia per un’urgente operazione salvavita al cuore e dove? Proprio a Genova, all’ospedale Gaslini e noi abitiamo vicino all’ospedale Gaslini! Naturalmente e con molto piacere offrimmo il nostro aiuto, al suo arrivo avrei accolto bimba ed accompagnatrici per studiare un piano “salva bimba”.

Ricordo come se fosse oggi l’incredibile momento: io ero nella sala d’aspetto quando arrivarono le ragazze, Marina, Mariella e Alba (che io non conoscevo ancora) e la bambina, che io non conos…., no, no, un attimo, io la bambina la conoscevo, si, si, la conoscevo, era lei, Agness, la bimba che con così tanta forza ed intensità aveva catturato il mio dito in quel meraviglioso giorno in Malawi; inutile immaginare quanto il pennello si stesse dando da fare, qua e là a riempire la tela della nostra vita. Cercherò ora di essere più stringata nel racconto, tante, tante cose sono accadute, fatto sta che da quel giorno, andammo tutti i giorni a trovare Agnes e Marina condividendo l’angoscia delle due operazioni, si, due per una brutta infezione da sala operatoria e per ben due volte le ragazze furono ospiti nostre durante la convalescenza post dimissione ospedaliera. Con Marina si era creata un’amicizia del cuore e con Agnes un amore profondo, tanto profondo che un giorno io e Lale ci guardammo, la bimba sarebbe dovuta rientrare in Malawi ma avrebbe avuto bisogno di continui controlli, impossibili nel paese soprattutto una volta rientrata al villaggio.

Ecco, ci siamo guardati e all’unisono ci siamo proposti di adottare la piccola, si, proprio noi che fino ad allora non avevamo mai pensato ad avere un bambino.

La strada non è stata semplice, era una missione impossibile per tanti motivi, ma, come diceva Marina, non poteva fermarsi una storia così bella voluta da una forza così alta. Tante persone splendide ci hanno aiutato, Rita, con la forza di un generale, dirigeva le truppe e, con un capo come lei, non si poteva che vincere la battaglia.