Bakita nacque in un piccolo e isolato villaggio sulle rive del lago Malawi, appena venuta al mondo fu abbandonata nella foresta ed i suoi gemiti attirarono l’attenzione di alcuni ragazzi che stavano raccogliendo legna da ardere. Commosso dalla sua condizione, il gruppo la portò dagli assistenti sociali, che decisero di affidarla a mamma Rita, una missionaria laica conosciuta per il suo impegno nel salvare bambini in difficoltà.
A nove mesi, a Bakita fu diagnosticata una rarissima malformazione cardiaca, capendo la gravità della situazione Rita decise di portarla in Italia per offrirle le cure migliori possibili. Con grande difficoltà, Bakita fu operata dal prof. Marcelli grazie ai fondi di una Onlus, ma tuttavia il percorso non fu facile perché durante i quattro mesi di ricovero la sua condizione si aggravò più volte.
Dopo sei mesi dal suo arrivo in Italia, Bakita dovette rientrare in Malawi, purtroppo il clima e le condizioni di vita del luogo fecero peggiorare di nuovo la sua salute e fu così che una giovane coppia di bergamaschi, che si era presa cura di lei durante il periodo trascorso in Italia, decise di farla rientrare tempestivamente per salvarle la vita.
Bakita è nata sotto una buona stella, il suo nome in africano significa “fortuna” ! Oggi vive a Bergamo con il suo compagno Nicolò. È stata adottata all’età di 18 mesi dalla giovane coppia che l’aveva assistita durante il ritorno in Italia, ha due genitori adottivi e due fratelli, conduce una vita serena circondata dall’amore e dalla cura della sua nuova famiglia.
Sembrava un coniglio sotto le piante. Rita ricorda la vicenda di Bakita: “L’abbiamo trovata sotto le piante di banane. Stava rischiando di essere uccisa perché sembrava un coniglio. A sei mesi l’ho portata in Italia per farla operare al cuore. Ora ha vent’anni, vive a Bergamo, e in questi giorni è uscita dall’ospedale dopo un nuovo intervento chirurgico. Ma almeno è cresciuta in un clima protetto, spiega Rita, e ha una famiglia che l’adora, nonostante le cicatrici fisiche.
Ascolta l’intervista a Rita su Radio Vaticana:






















